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I COLLEGI DOCENTI POSSONO PARLARE DI “POLITICA” ?

10 ottobre 2010

Materiale argomentativo utile a superare le obiezioni dei ds nei confronti delle critiche alle riforme scolastiche

poste in essere dal collegio docenti

I DS a volte si oppongono a delibere dei collegi docenti, sostenendo che non si può parlare contro la riforma … qui sotto alcune considerazioni al riguardo, utili a superare le loro obiezioni. 

 

AUTORE Prof. Rino Capasso (Cobas scuola della Provincia di Lucca)

IL COLLEGIO DEI DOCENTI HA “COMPETENZA GENERALE” IN MATERIA DIDATTICA E PUO’ DISCUTERE E DELIBERARE SULLE POLITICHE SCOLASTICHE CHE INCIDONO PESANTEMENTE SULLA DIDATTICA!

In questi giorni molti colleghi stanno proponendo e facendo deliberare nelle Assemblee sindacali RSU e nei Collegi docenti delibere di adesione – con modalità diversificate- alla CAMPAGNA CONTRO IL COLLABORAZIONISMO E L’IILEGALITA’ lanciata a livello nazionale dai Cobas (e in forme simili anche dalla Gilda) e rilanciata, con la specificazione di articolarla diversamente nelle varie scuole, dall’Assemblea provinciale del 15 settembre e dall’Assemblea del coordinamento delle scuole del 1°ottobre.

Nella maggior parte dei Collegi – sia in provincia che nel resto d’Italia – la discussione sta avvenendo in forma democratica e senza che i DS sollevino alcun problema di rispetto delle competenze del Collegio, come dimostrano le numerose delibere reperibili sul sito dei Cobas, che circolano nelle varie reti e che sono state inviate alle scuole della Provincia. Ma in alcune scuole, poche per la verità, i DS stanno sollevando problemi, sostenendo che le mozioni proposte non rientrano tra le competenze del Collegio, impedendo talvolta di metterle ai voti o addirittura impedendo di presentarle e di discuterle o sciogliendo d’imperio il Collegio.

Tale pratica, oltre ad essere fortemente antidemocratica, è palesemente illegittima in quanto l’art. 7 del D.Lgs, n. 297/94 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione) al comma 2 lett. a) assegna al Collegio dei docenti potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto (..). Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente.”

Il comma prosegue elencando una serie di competenze specifiche del Collegio che riguardano per es. “la programmazione dell’azione educativa”; l’adeguamento “dei programmi di insegnamento alle specifiche esigenze ambientali”; il “ coordinamento interdisciplinare”; le “proposte al direttore didattico o al preside per la formazione, la composizione delle classi e l’assegnazione ad esse dei docenti, per la formulazione dell’orario delle lezioni e per lo svolgimento delle altre attività scolastiche”; “la suddivisione dell’anno scolastico in due o tre periodi”; la valutazione periodica dell’“andamento complessivo dell’azione didattica per verificarne l’efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell’attività scolastica; “l’adozione dei libri di testo ..e la scelta dei sussidi didattici”; le “iniziative di sperimentazione”; le “iniziative di aggiornamento dei docenti”; la programmazione ed attuazione delle “iniziative per il sostegno degli alunni portatori di handicap”; le iniziative per le “scuole dell’obbligo che accolgono alunni figli di lavoratori stranieri residenti in Italia”; l’esame, “allo scopo di individuare i mezzi per ogni possibile recupero, (de)i casi di scarso profitto o di irregolare comportamento degli alunni, su iniziativa dei docenti della rispettiva classe e sentiti gli specialisti che operano in modo continuativo nella scuola con compiti medico, socio-psico-pedagogici e di orientamento”.

Dal “potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto” e da tale elenco che spazia in moltissimi campi che attengono tutti alla didattica e dal criterio residuale previsto dalla lett. r (“si pronuncia su ogni altro argomento attribuito dal presente testo unico, dalle leggi e dai regolamenti, alla sua competenza”) si evince che il Collegio dei docenti ha quella che nel linguaggio giuridico si chiama “competenza generale” su tutto ciò che attiene alla didattica. Per cui può benissimo discutere e deliberare su provvedimenti che incidono pesantemente sulla qualità della didattica della scuola pubblica, come il taglio degli organici e della classi, il taglio delle ore di lezione, l’aumento del n. di alunni per classe.. . Tanto più se, poi, tali considerazioni sono collegate a decisioni che sono attribuite esplicitamente al Collegio o ai Consigli di classe, come l’attivazione delle funzioni strumentali, la programmazione di visite guidate e viaggi di istruzione, la delibera di progetti …

Per cui si invitano i colleghi a far precedere le proprie mozioni da formule del tipo:

– “in base alla competenza generale del Collegio dei docenti in materia didattica prevista dall’art.7 comma 2 del D. Lgs n.297/94 (“potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto .. Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente.”)…”;

  • considerati i significativi effetti negativi sulla qualità della didattica determinati dai pesanti tagli agli organici, alle classi, alle ore di lezione e dall’aumento del n. degli alunni per classe..,” .

Si diffidano, infine i DS, dall’impedire la discussione e la votazione su tali temi con una pratica che è antidemocratica, illegittima e lesiva sia della generale libertà di manifestazione del pensiero prevista dall’art. 21 Cost., sia della stessa libertà di insegnamento, prevista dall’art. 33 della Costituzione, che si applica con ogni evidenza anche all’attività del docente come membro degli organi collegiali della scuola.

(a cura di Stefano)

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  1. stefanoulliana permalink
    15 ottobre 2010 19:09

    DA ROMA

    Il collegio docenti del Liceo Scientifico Enriques,

    Considerato che

    · La manovra finanziaria di luglio ha sancito il blocco dei contratti

    · Gli scatti di anzianità, da sempre garanzia di recupero salariale dei lavoratori, sono sotto attacco da parte del governo ed a rischio di soppressione

    · Altri 41.000 posti sono stati tagliati con la seconda trance della legge 133

    · Con i nuovi tagli circa 20.000 docenti e ata, che l’anno scorso avevano stipulato un contratto annuale o fino al termine dell’attività didattica, rimarranno fuori dalle nomine

    · In molte regioni sono in corso azioni di protesta

    Decide in merito alle attività da svolgere nel corso della scolastico 2010/2011

    · Il blocco delle adozioni dei libri di testo, in forme da concordare eventualmente con altre scuole del territorio

    · Il blocco dei viaggi di istruzione e dei gemellaggi ( con esclusione di quelli già in atto )

    · L’avvio di iniziative volte a verificare l’effettiva sicurezza dei locali scolastici, visto il progressivo innalzamento del numero di alunni per classe verificatosi negli ultimi anni, ed a mettere in campo eventuali iniziative di lotta che coinvolgano anche le famiglie

    L’indisponibilità a svolgere supplenze a pagamento per sostituire colleghi assenti

    Dalle iniziative restano escluse le attività di coordinamento, di classe, di dipartimento etc., con l’eccezione di scelte individuali di indisponibilità, le uscite didattiche, i progetti d’istituto, che finirebbero per colpire solo gli studenti e le loro famiglie, con le quali viceversa è necessario stabilire un dialogo indispensabile per evitare che i cambiamenti in atto aggravino ulteriormente la già difficile situazione della scuola pubblica.

    Ostia, 23/9/2010

    E UNA LETTERA AI GENITORI

    In fede

    Cari genitori,

    vi scriviamo per spiegarvi il senso di una scelta che all’apparenza potrà sembrarvi sbagliata o inutilmente “punitiva” nei confronti dei vostri figli: quest’anno, nel Piano dell’Offerta Formativa della nostra scuola, come di altre scuole del territorio di Ostia, di Roma e di molte altre città italiane, non sono previsti i viaggi di istruzione, né nuovi gemellaggi.

    Si tratta di una decisione sofferta, maturata nel corso di un lungo dibattito e presa all’interno del nostro collegio dei docenti, l’organismo che delibera sulla didattica dell’istituto.

    A stragrande maggioranza abbiamo ritenuto di dover bloccare questa attività poiché avvertiamo di trovarci di fronte ad un periodo particolarmente difficile per la scuola pubblica statale: la “riforma Gelmini”, infatti, sta cambiando profondamente il sistema dell’istruzione del nostro Paese. A partire dall’art. 64 della legge 133 del 2008 (la cosiddetta “Finanziaria estiva” voluta da Tremonti e Brunetta) si sta realizzando infatti un taglio di 8 miliardi di euro dal bilancio della scuola. Si tratta di una cifra enorme, che corrisponde a circa un quinto degli stanziamenti totali a favore dell’istruzione. Un taglio tanto più eclatante perché non è stato deciso in base ad un attento studio su eventuali spese inutili o superflue (anche se guardando le nostre scuole sarebbe difficile trovare sprechi laddove spesso manca anche l’essenziale). No: si è trattato di un taglio a priori, da attuare attraverso riduzioni indiscriminate di spesa. Siamo così di fronte a quello che è forse il più ingente piano di espulsione di lavoratori dal settore statale mai verificatosi: 130mila tra docenti ed Ata in soli tre anni, dall’anno scolastico 2009-2010 al 2011-2012. A pagare, soprattutto i precari, coloro cioè che con maggiori sacrifici hanno mandato avanti in questi ultimi anni il sistema scuola.

    E non si tratta, come qualcuno potrebbe pensare, di una questione di “categoria”, che riguarda solo gli insegnanti o gli “addetti ai lavori”: la scuola è di tutti e tutti ne siamo corresponsabili, perché la scuola è il luogo dove si trasmettono i saperi, dove si matura una coscienza critica, dove si fa esperienza di cittadinanza attiva e consapevole. Un luogo, come ricordava don Milani, in cui si diventa “cittadini sovrani”. L’art. 3 della Costituzione ricorda infatti che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. In questo senso, la scuola può essere davvero considerata un “organo costituzionale”, perché rappresenta l’indispensabile strumento affinché la parità dei cittadini sia un principio che possa avere una sua reale efficacia.

    Temiamo oggi che questo fondamentale luogo di esercizio della democrazia che è la scuola sia minacciato. Le ragioni sono di fronte ai vostri occhi, e a quelli dei vostri figli: il tempo scuola in molti casi è diminuito; le ore di “buco” non vengono adeguatamente coperte, con le classi dei più grandi costrette ad entrare alla seconda o alla terza ora, o ad uscire in anticipo (alla faccia del diritto allo studio); e quelle dei più piccoli, smembrate in modo da distribuire gli studenti in altre aule stracolme – spesso ben al di là di quello che stabiliscono le norme sulla sicurezza, vanificando qualsiasi possibile didattica; sempre più spesso le scuole sono costrette a chiedere un “contributo volontario” alle famiglie per poter garantire i servizi essenziali; il numero di studenti per classe continua ad aumentare, a scapito del lavoro individualizzato con gli studenti, specie i più deboli; non viene garantita la continuità didattica degli insegnanti nelle classi.

    Per tutte queste ragioni riteniamo indispensabile lanciare un segnale che manifesti il nostro profondo disagio. Lo facciamo per i nostri alunni prima ancora che per noi stessi. E lo facciamo per il Paese, nella speranza che questa scelta sia condivisa da studenti e genitori, e che possa partire un percorso comune di confronto, di condivisione e di mobilitazione per difendere – tutti insieme – la nostra scuola pubblica.

    Le docenti ed i docenti del liceo Enriques

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