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Marino Bocchi – Mangiare un’idea.

15 novembre 2010

“Un’idea, un concetto, un’idea – cantava Giorgio Gaber – finche’ resta
un’idea è soltanto un’astrazione/se potessi mangiare un’idea avrei
fatto la mia rivoluzione”. Molti di noi, i piu’ consapevoli, un’dea di
scuola ce l’hanno. Ma non l’abbiamo ancora mangiata. Fuori dalla poesia e tradotto in prosa volgare: raccogliamo firme contro questa
scuola che non ci piace, questa scuola che e’ la coerente, conseguente
applicazione di un’altra idea, opposta alla nostra. L’idea
dell’istruzione e del sapere secondo il modello liberista, che si va
imponendo non solo da noi, ma dall’Inghilterra alla Repubblica ceca,
per ridurre a soli due esempi il suo ampio spettro, la sua estesa area
di persuasione ideologica. Riassumerla nella formula della “scuola
azienda” rischia di diventare a questo punto persino riduttivo. E’ ben
di peggio. E’ una scuola che rinuncia alla sua missione democratica di
lavorare alla formazione del cittadino per privilegiare l’educazione
al lavoro servile, precario, subordinato agli interessi del profitto
immediato, alle esigenze del padrone, anzi del padroncino, nella
versione italiana, dove il capitalismo ha da sempre, come suo limite
storico, il respiro corto e per cio’ si e’ avvalso dell’innovazione di
processo, di quel poco di innovazione tecnologica, per espellere dalla
fabbrica posti, sicurezza e diritti.

Una scuola pubblica ridotta a fabbrica di produzione di nuovi schiavi
da avviare alla catena e’ una scuola di cui si puo’ anche fare a meno,
perche’ svolge una funzione che puo’ essere meglio assolta da enti
privati, o dai corsi di formazione professionale. E’ una scuola
superflua. Da qui, del tutto conseguentemente, la politica dei tagli,
delle riduzioni d’organico, dello svuotamento degli organi di
partecipazione democratica, sostituiti in prospettiva dai consigli di
amministrazione, piu’ adatti ai nuovi scopi.

Sinceramente non ho mai capito perche’ i genitori soprattutto non si
rendano conto del genocidio culturale verso cui questa idea di scuola
consegna i loro figli. Ai quali, semplicemente, viene negato il
futuro. Non solo in termine di crescita sociale perche’, come ai tempi
di Don Milani, viviamo in una realta’ in cui c’e’ chi e’ nato per
studiare e chi e’ nato per zappare. E dovra’ zappare tutta la vita, se
suo padre faceva lo zappatore. Lo ha detto recentemente anche il
Governatore della Banca d’Italia che nel nostro paese la mobilita’
sociale e’ quasi nulla. Ma non e’ solo un futuro di emancipazione
socio-economica che cosi’ si nega ai nostri figli. E’ proprio il
futuro tout-court. Perche’ senza crescita personale, senza
emancipazione culturale, non c’e’ liberta. E allora il discorso di fa
politico e non nel senso di stare con un partito ma di scegliere una
parte. Senza trabocchetti, senza infingimenti, senza scappatoie
conciliative o bipartisan, come si usa dire. O di qua o di la’. O con
l’idea di una scuola promotrice dell’affrancamento, dell’autonomia
critica di tutti e di ciascuno, nel rispetto delle differenze e dei
diversi ritmi di crescita e progetti di vita. O con l’idea di una
non-scuola affittata alle logiche dell’interesse di pochi. O una
scuola che educa all’uguaglianza delle opportunita’ e tendenzialmente
dei risultati, mettendo effettivamente tutti nella condizione di poter
vedere riconosciuto e valorizzato il loro talento, secondo il dettato
della Costituzione, o una scuola promotrice della soperchieria,
dell’ignoranza, del privilegio.

Siamo giunti ad un punto in cui tutti siamo chiamati a scegliere. Alla
luce del sole. Alleandosi con chi ci sta e lasciando che i morti
seppelliscano i morti, come dice il Vangelo. Ben sapendo, come scrive
il divino Gaber due strofe sotto, che “se cresce libero il bimbo è
molto più contento”, anche se al genitore, all’educatore, e in
particolar modo al potere, puo’ venire “l’esaurimento”. Ben venga.
Avremo mangiato l’idea, avremo fatto la rivoluzione.

Un caro saluto. Marino.

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One Comment leave one →
  1. angela caldarera permalink
    19 novembre 2010 16:37

    Condivido al 1000 per 1000 le affermazioni di Marino Bocchi e ancor di piu’ la sua proposta:
    potremmo dare continuità ed uniformità ai fermenti che si stanno propagando tra precari, docenti, studenti con una raccolta di firme da proporre nelle piazze e davanti le scuole, coinvolgendo così le famiglie e ottenendo l’attenzione dell’opinione pubblica.

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