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CHE FINE HA FATTO IL VALORE DEL LAVORO INTELLETTUALE?

19 novembre 2010
 


 

Esiste oggi un problema di svalorizzazione della forza-lavoro intellettuale?
Knowledge workers, free-lancers del sapere, classe creativa… Quali sono le condizioni in cui vivono e lavorano i giovani più colti e istruiti? Che cos’è l’intellettuale nell’epoca della new economy? Cosa significa fare cultura al tempo della globalizzazione? E a cosa aspirano i precari laureati e pluri-specializzati di oggi, quando le istituzioni – scuole, università ed enti di ricerca pubblici – che dovrebbero garantire loro una prospettiva si stanno estinguendo? C’è ancora modo di valorizzare il lavoro di chi ha la funzione di inventare e diffondere il sapere?
Quello dei lavoratori precari della conoscenza – veri e propri operai a chiamata del sapere – è uno degli aspetti più paradossali, e assieme uno dei più nascosti, di un assetto sociale ingiusto e contraddittorio. Nella produzione post-industriale – si dice – i modelli economici si reggono sulla creazione immateriale di valore economico reale.
Ma di quale economia della conoscenza possiamo parlare quando il sistema scolastico si regge su un utilizzo ormai strutturale di supplenti che cambiano luogo di lavoro ogni anno, e spesso più di una volta all’anno? A quale possibilità di sviluppo ci riferiamo quando migliaia di corsi universitari, più o meno fondamentali, sono adati a studiosi che non hanno nemmeno i mezzi per condurli in condizioni dignitose?
Forse la mobilitazione dei precari della scuola e della ricerca è nata e sta cercando faticosamente di svilupparsi proprio per questo: per definire ciò che essi (non) sono, per illuminare la loro condizione, per dare voce alle loro aspirazioni. Si tratta di una mobilitazione che non richiede nessuno sguardo pietistico o compassionevole, ma pretende di aprire una discussione aperta sul ruolo e sul futuro dell’istruzione, della ricerca, della cultura in un paese in cui c’è il rischio che si perda ogni gusto a essere istruiti.

qui è possibile scaricare il volantino in formato pdf, per stamparlo e farlo circolare

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