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BLOCCO VIAGGI D’ISTRUZIONE: I DOCENTI DEL “MANZINI” SCRIVONO UNA LETTERA ALLE FAMIGLIE

26 novembre 2010

AGLI STUDENTI E AI GENITORI DELL’ISTITUTO “MANZINI” DI SAN DANIELE:

VIAGGI DI ISTRUZIONE E RIFORMA GELMINI

Perché i docenti del “Manzini” e dei principali istituti superiori della provincia hanno deciso, per quest’anno scolastico, di non rendersi disponibili per accompagnare le proprie classi nei viaggi di istruzione?

Il nostro intento non è certo quello di “punire” i nostri ragazzi, quanto di sensibilizzare le famiglie sui reali effetti che la riforma Gelmini avrà sulla scuola e sul domani dei loro figli. Una riforma che nasce da una mera politica di tagli economici e che rischia di fare molto male alla scuola italiana.

Facciamo qualche esempio pratico:

  • Viaggi di istruzione: è un’attività importante per la crescita culturale dei nostri studenti, ma che sta perdendo i suoi connotati educativi a favore di una dimensione puramente consumistica.

Inoltre, in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, per molte famiglie potrebbe rappresentare un impegno economico difficile da sostenere.

Ma sembra che la riflessione educativa interessi poco una riforma che punta esclusivamente sul risparmio (va ricordato, per inciso, che agli insegnanti accompagnatori non è garantito né un compenso aggiuntivo, né un rimborso spese né una copertura assicurativa adeguati a fronte di una responsabilità enorme – la sorveglianza 24 ore su 24 dei propri alunni minorenni – della quale sono tenuti a rispondere personalmente di fronte alla legge).

Ma questo è solo un esempio: molte delle scelte didattiche di questa riforma appaiono di difficile comprensione.

  • La scuola delle “competenze”: dovrebbe rappresentare un cambiamento epocale e farci passare da una scuola delle ”conoscenze” a una scuola delle “competenze”, che fornisca agli studenti soprattutto le abilità per potersi muovere nel mondo del lavoro, visto che li attende un futuro occupazionale in cui dovranno imparare a essere flessibili, cambiare lavoro più volte e aggiornarsi continuamente “buttando via” le conoscenze che non servono più.

Ma le competenze, e più in generale la cultura, possono davvero essere indipendenti dai contenuti?

E in ogni caso, i nostri ragazzi avrebbero davvero più possibilità in un mercato del lavoro che offre loro solo la prospettiva di una lunghissima precarizzazione invece di opportunità e risorse?

In realtà, per diventare bravi cittadini bisogna acquisire orizzonti mentali aperti, imparare a pensare in modo critico e a mettersi nei panni degli altri: l’istruzione non può essere finalizzata solo alla crescita economica. E invece

 

  • I libri di testo vengono semplificati: sono i cosiddetti testi “online”, che dovrebbero far risparmiare le famiglie perché una parte del testo viene trasferita sul web; in realtà il risparmio è minino (1-2 euro), e i testi si impoveriscono (la parte online infatti non integra affatto ciò che è stato tolto). Inoltre non tutti gli studenti possiedono un computer o la connessione a internet. E in ogni caso, per utilizzare il materiale online, dovrebbero stamparlo, e allora il risparmio dove va a finire?

Per non parlare del cosiddetto “book in progress”, che prevede addirittura l’eliminazione del libro di testo sostituito dal materiale prodotto dagli alunni assieme all’insegnante.

 

  • Meno ore di lezione: in tutti gli indirizzi, dai licei agli istituti tecnici, è stata attuata una riduzione dell’orario di lezione, ma con criteri davvero poco comprensibili: nei licei linguistici sono diminuite le ore di lingua straniera; negli istituti tecnici per il Turismo c’è meno Storia dell’Arte e lingue straniere; i Periti meccanici studieranno meno Matematica, Sistemi e Tecnologie meccaniche; gli Elettrotecnici meno Elettrotecnica e Impianti elettrici, i Geometri meno Costruzioni e Topografia. Agli istituti professionali le cose, se possibile, peggiorano. In tutti gli indirizzi calano le ore di Italiano, negli istituti alberghieri sono state dimezzate le ore in cucina e i per i futuri odontotecnici ci sarà meno Chimica, studio dei materiali dentari e ore di laboratorio.

A questo punto è lecita una domanda: i nostri studenti riceveranno una preparazione adeguata?

  • Taglio delle ore di sostegno: a questo si aggiunge il taglio delle ore di sostegno, che finirà per penalizzare non solo gli studenti diversamente abili, ma anche gli insegnanti della classe, costretti ad affrontare una dura sfida: gestire una situazione sempre più complessa e difficile, senza avere, in alcuni casi, gli strumenti e le strategie necessarie e sottraendo necessariamente tempo e attenzione anche al resto della classe.

 

 

  • Aumento del numero di alunni per classe: sempre per ragioni di risparmio è stato aumentato il numero massimo di alunni per classe (oltre i 30), ma in una classe troppo numerosa, ovviamente, é molto più difficile lavorare al meglio attuando percorsi individualizzati, soprattutto per gli alunni con difficoltà o gli alunni stranieri, come invece richiede la riforma.

E anche privilegiare il “far fare” per imparare le competenze (ad esempio attraverso l’uso dei laboratori o i lavori di gruppo in classe), risulterebbe di difficile attuazione, sia per il numero maggiore di alunni che per il numero ridotto di ore di lezione.

 

  • Infine gli insegnanti, che dovrebbero rappresentare il motore centrale di questa riforma “epocale”, invece di essere valorizzati e motivati, sono messi nelle condizioni più difficili per lavorare: i precari vengono espulsi dalla scuola e chi rimane vedrà aumentare sempre di più il proprio impegno lavorativo, dovendo insegnare ad un numero maggiore di classi, con un numero maggiore di alunni per classe e meno tempo per svolgere il programma. Tutto questo a costo zero: gli scatti di stipendio infatti sono stati bloccati e il contratto nazionale non sarà rinnovato per i prossimi tre anni.

 

E’ allora plausibile ipotizzare che il disegno sia un altro: impoverire, in tutti i sensi, la scuola pubblica.

Un popolo ignorante è più facilmente controllabile, mentre chi vorrà assicurarsi un’istruzione come si deve potrà sempre rivolgersi ad un buon istituto privato (per i quali, invece, i finanziamenti non mancano). Sempre che abbia i soldi per farlo.

 

Pensiamo invece a uno scenario diverso, in cui si decida di puntare proprio sull’istruzione e sulla valorizzazione della nostra cultura: siamo il paese con il più ricco patrimonio culturale del mondo, che non è solo una risorsa culturale, ma anche economica, e invece di valorizzarlo e sfruttarlo tagliamo risorse e fondi.

Oppure dovremo assistere anche al crollo della scuola italiana, dopo aver assistito a quello della domus dei gladiatori a Pompei?
GRUPPO DOCENTI “SOS SCUOLA” ISIS “MANZINI”

Seguono nominativi dei docenti

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