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Note critiche del Coordinamento Precari Scuola di Udine sull’ipotesi di ddl Pittoni in materia di reclutamento del personale docente

1 dicembre 2010

di Gabriele Donato / via orizzontescuola

 

CPS Udine – Le indiscrezioni trapelate in merito al disegno di legge che alcuni parlamentari della Lega starebbero elaborando, in accordo con il Ministero dell’Istruzione, in materia di reclutamento del personale docente, impongono al Coordinamento Precari Scuola di Udine di esprimere alcune preoccupate valutazioni.

1.i contingenti di personale da assumere continuerebbero a essere definiti dal Ministro dell’istruzione in accordo con il Ministro dell’Economia: in altri termini, l’assunzione di nuovi insegnanti continuerebbe a essere subordinata alle esigenze di far cassa dei governi e non alle effettive esigenze del sistema-scuola;

2.la trafila da attraversare per accedere all’insegnamento si configurerebbe come un vero e proprio percorso a ostacoli: al conseguimento della laurea magistrale (cinque anni di studi) seguirebbe un esame d’ingresso per accedere all’anno di tirocinio formativo, anno da concludersi con l’esame necessario a conseguire l’abilitazione; all’abilitazione seguirebbe un esame ulteriore necessario per dimostrare la propria preparazione, seguito a sua volta da un concorso necessario a entrare in una graduatoria, regionale, dalla quale verrebbero individuati i docenti cui assegnare incarichi triennali d’insegnamento, intesi come periodo di prova necessario da superare prima dell’eventuale assunzione a tempo indeterminato; in tutto, sei soglie successive di selezione;

3.l’allungamento a tre anni del periodo di prova appare come una vera e propria umiliazione, imposta a docenti che, con ogni probabilità, accederebbero a questo triennio di precariato istituzionalizzato dopo aver già acquisito un’esperienza pluriennale, a sua volta successiva a un prolungato periodo di formazione;

4.per gli attuali docenti abilitati presenti nelle graduatorie a esaurimento si allungherebbero a dismisura i tempi necessari per l’assunzione, in considerazione del dimezzamento dei posti cui potrebbero accedere; nel caso intendano accedere ai concorsi come i loro colleghi non ancora abilitati, dovrebbero sottoporsi a un test di preparazione che renderebbe vano tutto il loro percorso formativo precedente, lungo e oneroso;

5.il riferimento al numero di cattedre vacanti per determinare il numero di posti da assegnare mediante i concorsi regionali appare del tutto aleatorio, in considerazione della fallimentare esperienza delle Scuole di Specializzazione, che avrebbero dovuto funzionare sulla base della medesima logica, e soprattutto in relazione ai vincoli di bilancio imposti dal ministero dell’economia, che quello dell’istruzione continuerebbe a subire.

Per tutte queste ragioni l’ipotesi del disegno di legge di cui si inizia a discutere appare estranea alle esigenze effettive del sistema scolastico, nonché assolutamente incapace di sciogliere i nodi di sofferenza che caratterizzano la condizione delle decine di migliaia di insegnanti precari in attesa da anni di una collocazione adeguata alla formazione e all’esperienza già acquisita; questo è ancor più vero in quanto non si comprende come un disegno di legge del genere possa risolvere la problematica rappresentata dalla prossima riapertura delle graduatorie a esaurimento, la quale incombe sul destino degli insegnanti precari già abilitati.

In conclusione, il Coordinamento Precari Scuola, in attesa di conoscere i testi definitivi delle proposte di legge che verranno effettivamente discusse in Parlamento, ribadisce la posizione che sostiene da tempo, in consonanza con l’orientamento di tutte le principali organizzazioni degli insegnanti precari del paese: il problema del precariato si avvierà a soluzione solo a patto di invertire il senso delle sciagurate politiche di bilancio di questi anni; senza un intervento straordinario di stabilizzazione del personale docente e ATA, decine di migliaia di insegnanti, collaboratori e tecnici continueranno a vivere in una condizione di penosa incertezza, la quale non fa che riverberarsi, in modo sempre più evidentemente negativo, sul funzionamento complessivo dell’istruzione pubblica nel nostro paese.

Nel solo a. s. 2010-2011, sommando posti in organico di diritto non coperti da titolari, posti in organico di fatto stabilizzabili in organico di diritto e posti che si renderanno disponibili a seguito dei pensionamenti previsti, sarebbe necessario assumere 130 mila dipendenti (fra personale docente e ATA), mentre invece si prevede di procedere con il taglio di ulteriori 30 mila posti di lavoro! Se non si metterà seriamente mano a questa cifre con un piano straordinario di assunzioni, il destino di varie decine di migliaia di precari rimarrà caratterizzato dalla più totale incertezza, a prescindere da qualsiasi trovata, più o meno fantasiosa, albi regionali e test di preparazione inclusi.

Per il CPS Udine,
prof. Gabriele Donato

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