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La riforma dell’Università, un frutto bipartisan. Di Alberto Burgio.

4 dicembre 2010

Proviamo a fare un primo bilancio della battaglia sull’università, all’indomani del voto della camera sulla cosiddetta riforma Gelmini. Che si tratti di una legge pessima non vale la pena di ripeterlo. Dovesse andare in vigore (se il governo sopravvivrà e avrà tempo e forza per varare i decreti attuativi), ci troveremmo un’università ancor più autoritaria (tutto il potere ai rettori e agli amministratori, tutti i concorsi in mano agli ordinari), ancora più classista (per l’ulteriore aumento delle tasse di iscrizione), ancora più privatizzata (per l’ingresso delle imprese nei consigli di amministrazione e nelle fondazioni), ancora più ostile nei confronti dei giovani (tutti precarizzati) e ancora più sbilanciata a favore della ricerca applicata (a detrimento dei saperi «inutili» distanti dal mercato).

IL RESTO CONTINUA QUI …

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