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COME TI DISTRUGGO L’INSEGNAMENTO DELLE LINGUE

16 maggio 2011

UNA INSEGNANTE COMMENTA IL

CONVEGNO REGIONALE UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI UDINE “IL FUTURO DELLE LINGUE NELLE SCUOLE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA”

13 maggio 2011

 In un’Europa che studia e parla due lingue o anche più, in un’Europa che investe nell’istruzione, negli scambi culturali, che crede in un futuro nato e cresciuto nelle aule scolastiche, con la collaborazione e l’aiuto degli operatori scolastici, la “riforma” Gelmini ha tolto a tutti gli studenti italiani (che non frequentino un liceo linguistico) la possibilità di studiare una seconda lingua oltre all’inglese, decurtando perfino le ore dedicate alla lingua anglossassone.

Il convegno regionale tenutosi all’Università degli studi di Udine il 13 maggio ha visto la partecipazione di molte componenti importanti: dopo i saluti del Magnifico Rettore Compagno, del Sindaco di Udine Honsell, dell’Assessore all’Istruzione, Cultura, Pari opportunità e Identità della Provincia di Udine Lizzi, dell’Assessore regionale all’Istruzione Molinaro, del Preside della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Antonella Riem, gli organizzatori di tale evento, Giorgio Ziffer, Direttore del Centro Internazionale sul Plurilinguismo dell’Università di Udine, e Alessandra Missana, Direttore dell’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia scolastica nel Friuli Venezia-Giulia hanno posto un quesito molto delicato: perchè eliminare lo studio di una seconda lingua in una regione di confine e di passaggio qual è il Friuli Venezia Giulia? Perchè togliere tale possibilità agli studenti italiani ormai cittadini europei con la necessità di conoscere almeno due lingue? Perchè tornare indietro in una sorta di buio medievale quando le stesse famiglie italiane, gli stessi studenti italiani chiedono di poter studiare più lingue? Perchè la logica del risparmio statale deve sempre ledere le attività che funzionano?

Si è parlato di sprechi di denaro pubblico, di migliaia di sperimentazioni inutili con gruppi classi di otto-dieci studenti, di invenzioni di cattedre e di imbrogli da parte di parecchi Dirigenti Scolastici, per cui la scuola ed i suoi operatori dovevano, in qualche modo, essere “riportati sulla giusta strada”.

Molto atteso, ma molto propagandista, l’intervento del Consigliere del Ministro, Max Bruschi, il quale, più che partecipare ad un dibattito con autorità competenti e con la profonda conoscenza del territorio, si è esibito in un monologo appassionatamente shakespeariano della durata di 32 minuti in cui ha parlato di tutto tranne delle motivazioni all’eliminazione della seconda lingua per i cittadini italiani e in cui ha molto abilmente evitato di rispondere alle domande e ai dubbi della Dirigente Scolastica Cinelli, la quale gli faceva giustamente notare alcune incongruenze della riforma dei licei.

Il professor Bruschi, che mastica poco le lingue essendo un italianista, che usa la calcolatrice per spiegare quante ore sono necessarie per apprendere una lingua straniera, che è scappato velocemente a prendere l’aereo subito dopo la sua triste profezia alla scuola pubblica (“solo pochissime scuole italiane usufruiranno di qualche privilegio monetario statale, forse poche, certamente non tutte”) senza ascoltare le opinioni e le richieste dei pur importanti Vicedirettori di Confcommercio e di Confindustria di Udine, Dottoressa Segat e Dottor Ganzitti, si è scagliato subito contro i Sindacati (nessuno li aveva nominati) e contro i privilegi dei docenti che percepiscono uno stipendio e non sono in grado di insegnare una lingua straniera, soprattutto le maestre della scuola primaria. Quindi ha demolito l’utilità delle sperimentazioni in cui ulteriore denaro pubblico veniva sprecato, infine ha osannato la riforma dei licei in quanto in un liceo scientifico si devono studiare materie scientifiche e in un liceo classico si devono studiare materie umanistiche, e comunque, è solo grazie alla riforma Gelmini che la lingua straniera ha trovato piena applicazione al liceo classico poiché prima della riforma la lingua straniera si studiava solo al ginnasio.

Non mi soffermerò sulla falsità di queste affermazioni (la lingua straniera al liceo classico si studiava in tutto il quinquennio almeno dal crollo del muro di Berlino…), non commenterò nemmeno il tono da campagna elettorale contro i parassiti statali quali i docenti sembrano essere, e quanto bravi invece siano i componenti della riforma Gelmini e quindi i governanti, non sarò noiosa nel descrivere quanto sia positivo per il cervello umano studiare lingue straniere anche in un liceo scientifico o in un liceo classico, quanto sia importante per un futuro medico, per un futuro “knowledge worker”, per un futuro operatore sociale studiare lingue straniere.

Sembra comunque chiara l’intenzione del Consigliere di non capire quanto importante sia studiare più lingue straniere e quanto non dovrebbe essere considerato uno spreco di denaro pubblico o un lusso per pochi. Il Consigliere sembra non aver seguito né pienamente compreso l’appassionato discorso della Preside della Facoltà di Lingue, Dottoressa Riem, sulla necessità di comunicazione tra cittadini europei, sull’importanza di oltrepassare i confini nazionali, culturali, mentali, religiosi, sulla necessità dell’incontro dell’altro, sulla necessità dell’accoglienza, anche mentale e culturale, sulla necessità della tolleranza in un mondo che sembra affondare.

Max Bruschi non ha, purtroppo, risposto a nessuna domanda (non l’ha permesso), non ha toccato il progetto CLIL, per il quale il Friuli Venezia – Giulia è una delle regioni pilota, con grande esperienza e competenza, ma ha terminato il suo monologo dicendo (perchè incalzato dal Dottor Ziffer sull’eventualità di reinserire una seconda lingua straniera nelle scuole superiori), in modo alquanto sibillino, che “solo quelle scuole con un partner europeo usufruiranno di particolari privilegi” (ahimè, non abbiamo capito quali, forse soldi? Forse una cattedra di lingua straniera?), “ma saranno pochissime, perchè dovranno meritarselo sudando” (tears and blood, my citizens), “anzi, forse saranno poche, certamente non tutte!” .

Confesso di essere stata delusa dall’intervento del Consigliere della Ministra Gelmini: molto abile a focalizzare l’attenzione della platea su quanto poco siano preparati i docenti di lingua, su quanto i sindacati vogliano conservare assurdi privilegi di casta proteggendo insegnanti senza arte né parte, su quanto le nostre tasse e le nostre trattenute stipendiali debbano colmare gli sprechi della scuola pubblica italiana.

Non ci è stata data la possibilità di porre delle domande, anche perchè molto probabilmente sarebbero state fastidiose (perchè gli studenti italiani studieranno meno? Forse per migliorare conoscenze e competenze? O forse perchè i cittadini non-pensanti sono più facilmente governabili?), o forse noiose e ripetitive (se l’Europa si muove con due lingue e più, perchè gli italiani con una? ), non ci è stata data la possibilità di ascoltare UN DIALOGO tra gli esperti nel commercio e nell’industria che pregavano i presenti operatori scolastici di studiare e far studiare più lingue, soprattutto in una regione particolare come il Friuli Venezia-Giulia dove le industrie, il commercio, il turismo chiedono non solo l’uso e la conoscenza dell’inglese, ma anche (e soprattutto) del tedesco e dello sloveno.

Il Consigliere, dopo la stoccata alla scuola pubblica statale, ha infilato la sua spada nel fodero, e senza aspettare repliche né, ovviamente, chiederne, si è defilato velocemente, sicuro della propria dottrina epuratrice e nemmeno lontanamente sospettoso di qualche crepa obbrobriosamente anticulturale.

In assenza della Direttrice Regionale, Dottoressa Beltrame, ha preso la parola in sua vece la dottoressa Militello, la quale ha sottolineato quanto all’Ufficio Scolastico Regionale stia molto a cuore lo studio di lingue diverse dall’inglese, ma esprimendo delusione (assieme all’Assessore Molinaro) per lo scarso impegno delle scuole riguardo la lingua friulana.

Anche su questo punto sarebbe stata necessria ed opportuna una riflessione: perchè poche richieste per lo studio della lingua friulana e molte per lo studio della lingua tedesca, francese, slovena, russa, croata, spagnola e perfino cinese?

Felice e divertente la conclusione con l’immagine del minestrone evocata dal dottor Ganzitti: pur non sapendolo (si è scusato per la pronuncia del suo inglese e per delle espressioni in lingua friulana) ha usato l’immagine del melting pot (ma con un minestrone tipicamente friulano, pieno di patate e fagioli) per definire quanto importante sia il ruolo di tutti i cittadini e di tutte le lingue in una società che, delineare come multiculturale, multilinguistica, globalizzata, è ormai perfino riduttivo.

Purtroppo il Consigliere Bruschi non ha potuto nemmeno ascoltare la testimonianza diretta degli studenti dell’istituto Uccellis e del Liceo Scientifico di Cividale in modo da tastare la realtà dei fatti, le esperienze di chi più lingue le sta imparando e le sta usando. Ma probabilmente anche il Consigliere avrebbe pensato che gli allievi presenti erano stati ben addestrati ed “inculcati” da docenti di lingua.

Forse sembra eccessivo ricordare le parole di Piero Calamandrei in difesa della scuola pubblica: “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza (…) ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura (…), comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private”.

Ecco, siamo uscite dalla sala Gusmani un po’ con questa sensazione: solo dieci, quindici o venti anni fa ci incontravamo in queste aule piene di entusiasmo e di voglia di trasmettere valori “europei”, tolleranza culturale, rispetto per il prossimo, di qualunque nazionalità esso sia. Ci ha assalito una velata tristezza pensando che in quella sala il grande professor Gusmani teneva le sue complicate quanto affascinanti lezioni di glottologia ed ora un forty-something di stampo imprenditoriale inneggia ai vantaggi di studiare meno e meno lingue straniere.

Noi cittadini che frequentiamo le scuole pubbliche dovremo accontentarci di un’offerta formativa limitata, ma forse gli altri, quelli delle scuole private, potranno continuare a studiare di più. Per governarci meglio.

Non vorremmo intristire il corpo docente né i nostri studenti, cittadini europei, ma sembra ovvio terminare questa relazione con la frase di Don Milani sull’importanza dello studio: “Tu sei operaio perchè conosci solo un libro. Il tuo padrone è padrone perchè ne ha letti mille”.

Chiediamoci se vogliamo che i nostri studenti, i nostri figli, i nostri nipoti diventino operai (senza l’uso della ragione e del pensiero autonomo) o “padroni” (almeno di se stessi).

Prof.ssa Cristiana Rigo

Referente Progetto CLIL Liceo Scientifico “N. Copernico” – Udine

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2 commenti leave one →
  1. Veronica permalink
    23 maggio 2011 19:00

    Max Bruschi… “nomen omen”, si direbbe in un’altra delle lingue massacrate dalla nuova scuola “di qualità”. Qui non è questione di essere “offensivi” o “di parte”; come insegnanti abbiamo il dovere di non deporre la nostra capacità critica. In un quadro come quello tracciato, è naturale che il tempo e – soprattutto – la volontà di rispondere e creare un dialogo non siano funzionali a un ben preciso disegno. Almeno non ci si chieda di far finta di non vedere tutto ciò. Almeno non si neghino i dati oggettivi.

  2. cristiana permalink
    17 maggio 2011 17:45

    Ho scritto solo i fatti, credetemi. Non volevo essere offensiva nè di parte, ma credendo nel valore della scuola, dell’istruzione, nel valore di ciò che nasce, cresce e si sviluppa all’interno di quel meraviglioso mondo che può essere la nostra scuola, non ritengo si possa accettare un atteggiamento così offensivo teso solo a distruggere ciò che non si conosce e di cui, appunto perchè non si conosce, si ha paura. Cristiana

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