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IL RITORNO DELLA SCHIAVITU’

15 ottobre 2012

PAZZESCA LA PROPOSTA DI AUMENTARE DA 18 A 24 ORE SETTIMANALI (A PARITA’ DI STIPENDIO) L’ORARIO DI CATTEDRA DEI DOCENTI DELLA SECONDARIA !

UNA IPOTESI CHE CONTRASTA CON DIVERSI ARTICOLI DELLA COSTITUZIONE E CHE EVIDENZIA IL LIVELLO DI IMBARBARIMENTO GIURIDICO IN CUI STA SCADENDO IL NOSTRO PAESE… ALTRO CHE TECNICI AL GOVERNO !

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5 commenti leave one →
  1. mozione Liceo Volta di Torino permalink
    17 ottobre 2012 14:52

    Mozione del Collegio Docenti del Liceo Scientifico Alessandro Volta di Torino

    Gli insegnanti del liceo scientifico A. Volta
     Valutano che le disposizioni contenute nell’art. 3 della bozza della Legge di Stabilità 2013 sono destinate a rendere intollerabile il carico di lavoro degli insegnanti in servizio, a peggiorare enormemente la qualità dell’offerta scolastica, a dissipare un vastissimo bagaglio di professionalità con l’eliminazione di decine di migliaia di colleghi precari e non.
    Pertanto:
     rifiutano l’incremento dell’orario di servizio di 6 ore settimanali previsto dal menzionato art. 3
     rifiutano l’incremento del periodo di ferie di 15 giorni contenuto nel medesimo articolo;
     rifiutano il taglio degli organici di decine di migliaia di posti di lavoro;
     rifiutano la logica che vede ancora una volta la scuola come un serbatoio destinato ai tagli di spesa, dal quale in tre anni sono già stati prelevati 8 miliardi di euro e al quale vengono destinati 2 punti di PIL in meno della media europea;
     rifiutano la logica che vede ancora una volta la propria categoria chiamata a pagare costi fra i più elevati dell’attuale situazione economica, dopo il blocco del contratto e dopo la sottrazione di due anni di scatti di anzianità.
     Affermano, d’altra parte, che il proprio carico di lavoro è assolutamente in linea con quello dei colleghi degli altri paesi europei.
     Deliberano la prosecuzione del blocco delle gite scolastiche

    Votata all’unanimità con un voto contrario

    Torino, lì 16 ottobre 2012

    • livia permalink
      31 ottobre 2012 22:21

      Quanto vorrei vedere in faccia quello/a che ha votato contro!!!!!!
      Quanto vorrei prenderlo/a a calci in culo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. 17 ottobre 2012 12:49

    Un anno fa (16 novembre 2011) la finanza internazionale congedava a pedate il ridicolo governo Berlusconi imponendo un nuovo esecutivo diretta espressione degli interessi delle banche.
    I risultati non si sono fatti attendere: Monti, appoggiato da un parlamento servile e da una classe politica ormai allo sbando, sta completamento destrutturando il sistema di garanzie economiche e sociali che caratterizzava il nostro paese.
    È stata varata a tempo di record una nuova riforma pensionistica fortemente penalizzante. Sintomatico che la maggioranza parlamentare che “sostiene” il governo non sia stata neppure capace di mettere una pezza al dramma degli esodati: una proposta di legge bipartisan è stata bloccata dai rilievi … della Ragioneria di Stato.
    È stato destrutturato l’art. 18 e sono state annacquate le tutele dello Statuto dei lavoratori. Qui il modello è il “metodo Marchionne” che si vuole imporre in tutti i campi. Il vecchio sindacato concertativo è ormai in crisi: CGIL, CISL, UIL erano abituate a contrattare la svendita di diritti in cambio di privilegi per le burocrazie sindacali. Il “metodo Marchionne” prevede invece che sia l’azienda ad imporre unilateralmente le condizioni di lavoro, i sindacati che si piegano supinamente ricevono qualche briciola, quelli che nicchiano (FIOM) vengono brutalmente estromessi dalla fabbrica e privati di tutti i diritti sindacali.
    I tagli ai servizi sociali, alla sanità, alla scuola, gli aumenti delle tasse (ai ceti più poveri) si susseguono a ritmo serrato.
    Il metodo Monti prevede di colpire una categoria per volta, in modo da evitare il formarsi di una forte opposizione sociale: prima i pensionandi, poi gli operai, ora gli insegnanti a cui si vuole imporre un aumento di orario di lavoro a parità di salario. Misure incostituzionali ? si, ma che importa ? il governo fa strame del diritto formale ed impone brutalmente la sua volontà.
    Persino la campagna in corso contro i disonesti della politica (da Belsito a Fiorito) assume tutto un altro significato in quest’ottica. Solo oggi la magistratura si accorge delle ruberie di questi ladroni ? La verità è che i poteri forti hanno scatenato i mastini contro i loro servi di ieri: una classe politica di ladri che fino a ieri serviva e che ora risulta più conveniente dare in pasto alla pubblica opinione per distrarla dalla distruzione dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori.
    Siamo al Regime. Più che mai è necessario oggi la rinascita di una opposizione sociale.

  3. alberto permalink
    17 ottobre 2012 08:08

    Data la assoluta gravità della situazione… che sia possibile “risvegliare” Nessundorma?
    Alberto Barel

  4. LETTERA AL MINISTRO PROFUMO permalink
    15 ottobre 2012 14:58

    Egregio Signor Ministro,
    ho letto come tutti la sua proposta di aumentare dall’anno prossimo a noi
    professori l’orario a 24 ore di docenza in classe. Gratis, naturalmente, nel
    senso che queste ore in più non saranno seguite da alcun aumento di
    stipendio. Ce lo chiede l’Europa, dice lei, per adeguarci agli standard degli altri
    paesi comunitari. E sarà vero, se Lei lo dice. Ma, da docente, non capisco
    perché, a questo punto, anche il mio stipendio non si dovrebbe adeguare a
    quello dei colleghi stranieri, che è notevolmente più alto.
    Ma anche lasciando stare i soldi, Egregio Signor Ministro, a farmi star male è
    proprio tutto il tono delle interviste da Lei rilasciate sull’argomento, a
    cominciare da quel “Con gli insegnanti ci vuole il bastone e la carota” citato
    nell’incipit. A casa mia il bastone e la carota sono cose che si usano con gli
    asini. Se Lei per primo, signor Ministro, ha una così alta considerazione della
    nostra categoria da considerare gli insegnanti equiparabili ai somari,
    cominciamo bene.
    Entrando però nello specifico del Suo provvedimento, ci sono parecchie cose
    che non mi tornano (del resto sono un asino, me l’ha cortesemente fatto capire
    Lei).
    Per esempio mi sfugge come alzare per tutti a 24 ore la presenza in classe
    dovrebbe portare automaticamente un miglioramento della qualità
    dell’insegnamento. A scuola, e sono la prima a riconoscerlo, ci sono anche
    docenti che fanno poco o nulla. Ma non certo per una questione di orario. Ora
    poltriscono per 18 ore, fategliene fare 24, poltriranno per 24 in classe,
    esattamente allo stesso modo.
    Chi invece si troverà nelle peste causa aumento dell’orario di docenza saranno
    quegli insegnanti che lavorano bene. Perché vede, Egregio Signor Ministro, da
    quanto si capisce queste ore in più, che farò gratis et amore dei, non saranno
    ore aggiuntive nelle mie classi. Fosse così, sarei anche contenta. Attualmente
    io alle medie ho 6 ore di italiano, 4 di storia e geografia. Vogliamo aumentare
    la qualità dell’insegnamento? Concedetemi di farne almeno 8 di Storia e
    Geografia e due in più di Italiano per classe. Potrei lavorare meglio,
    approfondire il programma, avere più tempo per i recuperi di chi rimane
    indietro e per fare esercitazioni.
    No, quelle 6 ore in più serviranno ad ammollarmi un’altra classe da seguire, e
    risparmiare così i soldi dello stipendio di un collega. Il che vuole dire, Egregio
    Signor Ministro, che io già oggi, con le classi stipate di 27/30 alunni, ho circa
    90 ragazzini da seguire con le mie 18 ore; con 24 ne avrò circa 120. non voglio
    neanche pensare ai colleghi di altre materie, tipo lingue. Secondo lei, facendo
    anche un mero conto a spanne, la qualità del mio insegnamento migliorerà?
    No, peggiorerà. Perché adesso le ore a casa, nel pomeriggio, quelle che tutti
    credono dedicate al riposo, le passo a correggere pacchi di compiti, temi, test
    di grammatica: sono almeno quattro a quadrimestre, tacendo di quelli che
    assegno per casa e dei compitini di Storia e Geografia. E altro tempo lo spendo
    perché, pensi un po’, mi devo preparare le lezioni che tengo in classe: sono
    asina, che vuole, non sono capace di entrare alla mattina improvvisando. Ho
    bisogno, la sera prima, di prepararmi gli schemi, il materiale da consegnare,
    pensare a cosa dire perché poi ogni classe è diversa, e la lezione va impostata
    in modo differente.
    Tutto questo, Egregio Signor Ministro, lo faccio oltre alle ore in cui sono in
    classe, ma è sempre lavoro. E sono costretta a farlo a casa non perché sono
    privilegiata, ma per un semplice motivo logistico: a scuola, dove è la mia sede
    di lavoro, non ho né un ufficio né una scrivania, e il computer che uso per
    trovare i materiali o crearli è quello che mi sono comprata con i miei soldi,
    perché la scuola non me lo dà.
    Evidentemente ai tecnici del suo Ministero e a Lei tutto questo sfugge, perché
    pare che mi sia computato come “lavoro” solo il tempo che passo in classe, e
    tutto il resto non esista. Bene, ne prendo atto. Ma la conseguenza di tutto ciò è
    che, aumentandomi il tempo di docenza e il numero di alunni, avrò meno
    spazio per fare il resto. Il che vuole dire, Egregio Signor Ministro, che ridurrò
    giocoforza il numero di compiti scritti, riciclerò i materiali uguali per ogni classe
    senza personalizzarli. Finirò per lavorare di meno a casa e sicuramente peggio
    a scuola: non per cattiva volontà mia o per deliberata voglia di sabotare il Suo
    meraviglioso progetto, ma per forza di cose. Quindi il grande risultato della Sua
    idea non sarà, come dice, aumentare l’efficienza della scuola e la qualità, ma
    peggiorarla: chi non ha mai fatto un tubo continuerà a non fare nulla, chi
    invece riusciva bene o male a insegnare qualcosa, si vedrà costretto a ridurre
    quanto prima era sempre riuscito a fare, perché lo sforzo fisico di stare anche
    solo cinque ore di fila in classe con ragazzi adolescenti e preadolescenti, con i
    quali non ti puoi distrarre un attimo, si farà sentire.
    Per cui, Egregio Signor Ministro, da docente che ogni giorno entra in classe,
    questo le volevo dire. Approvi pure il nostro aumento di ore di docenza, per
    altro passando a tutti il messaggio che noi insegnanti siamo degli scansafatiche
    privilegiati che fino ad oggi han lavorato poco. Avrà il plauso popolare e Le
    riuscirà di certo, perché la società, dopo anni di martellamento mediatico, ne è
    già convinta, e la applaudirà. Ma non gabelli questo taglio per uno strumento
    per aumentare la qualità della scuola, o migliorare l’efficienza di noi docenti. E’
    solo l’ennesimo taglio imposto ad una categoria che al momento non ha la
    forza di opporsi, né i mezzi, perché non facciamo neppure un lavoro
    considerato socialmente fondamentale, come i tassisti, ad esempio. In fondo
    siamo solo quelli che formano le prossime generazioni: degli asini che meritano
    un po’ di bastone e manco la carota, ha ragione Lei.
    Teresa Spirelli
    Insegnante e blogger, bazzico la rete per passione e le aulescolastiche per
    mestiere

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