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LETTERA APERTA DELLE/DEI DOCENTI DELLA MARCONI

6 novembre 2012

Alcuni docenti dell’Istituto Comprensivo n° 1 di Udine, Scuola
Secondaria di Primo Grado G.Marconi, riuniti in assemblea spontanea
fuori dall’ambiente scolastico, desiderano esprimere tutta la loro
indignazione per le recenti dichiarazioni del Ministro Profumo
relativamente al loro orario di servizio.
Noi non possiamo tollerare che sia proprio il Ministro della Pubblica
Istruzione della nostra Repubblica a rilasciare messaggi che
riproducono i soliti pregiudizi su una delle professioni più importanti
in una società moderna e civile, esercitando così l’ennesimo
svilimento della nostra professionalità, sia in termini di quantità che
di qualità di lavoro.
Ci appare inverosimile che sia stato proprio un tecnico a ignorare il
fatto, facilmente dimostrabile e intuibile, che al di là delle 18 ore di
cattedra ne siano necessarie molte altre per la preparazione delle
lezioni, per la correzione di elaborati, per le attività collegiali e per il
rapporto con i genitori, per i quali ci prodighiamo spesso anche al di
là dell’orario di ricevimento. Tutto questo tempo per noi “sommerso”
è ufficialmente riconosciuto nei sistemi scolastici europei che il
Ministro vorrebbe imitare.
Ma ciò che ci ha maggiormente offeso è che, tra dichiarazioni
demagogiche e messaggi che riproducono pessimi pregiudizi, il
Ministro abbia dimenticato che in questi ultimi anni la figura del
docente si è caricata di competenze e responsabilità prima
sconosciute. Ormai è chiaro come la differenza tra realtà e altisonanti
provvedimenti demagogici, che anche linguisticamente hanno la
forma di Diktat, sia diventata patologica. Non si può dire proprio al
docente di oggi che lavora poco, nel momento stesso in cui lo si lascia
(senza adeguata formazione e senza risorse e strumenti) a dover
affrontare le nuove sfide culturali, sociali e professionali che si
giocano sul campo della gestione delle classi multietniche, delle
difficoltà e disturbi di apprendimento, dell’integrazione scolastica
degli studenti con disabilità, delle nuove tecnologie, delle funzioni di
supplenza educativa nei confronti di ragazzi, sempre più numerosi,
provenienti da famiglie in crisi o socialmente svantaggiate, nella
gestione del bullismo o della violenza minorile presente anche nelle
scuole udinesi.
Con la presente ci rivolgiamo soprattutto ai genitori dei nostri alunni – a quegli stessi che pretendono, giustamente, che i propri
figli ricevano adeguata e significativa attenzione da docenti
preparati e motivati – domandando se a loro appaia
ragionevolmente possibile insegnare a trecento studenti (è questo
che comporterebbe in molti casi l’aumento delle ore di cattedra).
Chiediamo se questo appaia compatibile con la giusta istanza di
considerare i loro figli degli individui e non dei numeri. Chiediamo
se considerano possibile che gli insegnanti in queste condizioni
riescano a creare ambienti di apprendimento diversificati,
individualizzati, efficaci, coerenti. E chiediamo infine se ritengono
sia possibile per noi esercitare nei confronti di trecento adolescenti
un processo di valutazione pertinente e trasparente (uno dei diritti
fondamentali dei nostri alunni).
Chiediamo, forte e chiaro, che ci venga riconosciuto formalmente,
ufficialmente e in modo trasparente tutto il tempo nascosto che
dobbiamo dedicare all’esercizio di qualità della nostra professione.
Dichiariamo che non è più possibile accettare di svolgerlo
gratuitamente, senza la conseguente retribuzione, riconosciuta a
tutti i colleghi europei, nei paesi realmente civili. Non chiediamo
privilegi, ma solo condizioni di lavoro efficaci e serene.
Desideriamo caldamente che si sappia che siamo noi per primi a
chiedere che ci vengano riconosciute anche 24 o più ore
settimanali (delle quali 18 in aula, perché non è materialmente e
qualitativamente possibile farne di più), pur sapendo bene che esse
non saranno ancora sufficienti a svolgere il nostro lavoro in modo
completo.
Crediamo che il nostro Paese debba decidere se l’istruzione
pubblica sia una funzione essenziale dello Stato o se una società
evoluta possa farne a meno.

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2 commenti leave one →
  1. Sabrina permalink
    7 novembre 2012 23:36

    Ottimo testo!

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