Skip to content

AI CONSIGLI COMUNALI, AL CONSIGLIO REGIONALE DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA

12 novembre 2012

(una proposta di mozione  da indirizzare ai Consigli Comunali e al Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia)

I Docenti del Friuli-Venezia Giulia chiedono ai propri rappresentanti politici di tutti gli schieramenti di volerci accordare un po’ della loro attenzione.

E’ sotto gli occhi di tutti il fermento e la mobilitazione della Scuola pubblica italiana in tutte le sue componenti ed in particolare docenti, studenti e famiglie.

Chi non vive la nostra realtà forse non è consapevole che la Scuola Pubblica sta funzionando grazie al prezioso lavoro di volontariato di cui il personale si fa carico, specialmente dopo i tagli operati negli ultimi anni.

Un piccolo esempio fra tutti: la maggior parte delle scuole, soprattutto la Secondaria di primo grado,  adotta moduli orari inferiori ai 60 minuti per poter garantire un minimo di copertura delle classi in caso di assenze improvvise dei colleghi. Uno stratagemma che toglie tempo scuola agli studenti ma di fatto garantisce una certa funzionalità degli Istituti evitando, almeno in parte, di smistare i ragazzi nelle varie classi.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la volontà del Ministro della Pubblica Istruzione di voler aumentare l’orario degli insegnanti delle Scuole Secondarie da 18 a 24 ore settimanali di lezione. Ed è proprio qui il punto: le nostre ore di lezione sono una parte, circa la metà, del lavoro da noi effettivamente svolto.

Questo in realtà comprende in aggiunta la programmazione e la preparazione delle lezioni’ (283 ore) – attività svolte prevalentemente a casa – ‘i corsi di aggiornamento e di autoaggiornamento’ (133 ore) e la cosiddetta ‘elaborazione/valutazione/documentazione’ (132 ore). Ci sono poi i compiti da correggere, i colloqui con i genitori, le riunioni, gli scrutini e gli esami e mille altre attività che spesso tengono a scuola i docenti ben oltre l’orario canonico.

Questi dati sono stati estratti da un documento relativo alla  provincia di Bolzano, che nel corso del 2005 ha commissionato ad una società di studi demoscopici una ricerca sull’Orario e carico di lavoro degli insegnanti in provincia di Bolzano’ in aggiunta alle 518 ore di lezioni curricolari con gli alunni.
Lo studio è stato condotto su un campione piuttosto consistente: la quasi totalità degli insegnanti (5.200 su un totale di 7.400) della provincia trentina in questione e rispecchia la situazione di un’intera categoria che comprende circa 830.000 persone.

Noi non possiamo tollerare che sia proprio il Ministro della Pubblica Istruzione della nostra Repubblica a rilasciare messaggi che riproducono i soliti pregiudizi su una delle professioni più importanti in una società moderna e civile, esercitando così l’ennesimo svilimento della nostra professionalità, sia in termini di quantità che di qualità di lavoro.

Ci appare inverosimile che sia stato proprio un tecnico a ignorare il fatto, facilmente intuibile e  dimostrabile, che al di là delle 18 ore di cattedra ne siano necessarie molte altre per la preparazione delle lezioni, per la correzione di elaborati, per le attività collegiali e per il rapporto con i genitori, per i quali ci prodighiamo spesso anche al di là dell’orario di ricevimento.

Tutto questo tempo per noi “sommerso” è ufficialmente riconosciuto nei sistemi scolastici europei che il Ministro vorrebbe imitare. Ma ciò che ci ha maggiormente offeso è che, tra dichiarazioni demagogiche e messaggi che riproducono pessimi pregiudizi, il Ministro abbia dimenticato che in questi ultimi anni la figura del docente si è caricata di competenze e responsabilità prima sconosciute.

Non si può dire proprio al docente di oggi che lavora poco, nel momento stesso in cui lo si lascia
(senza adeguata formazione e senza risorse e strumenti) a dover affrontare le nuove sfide culturali, sociali e professionali che si giocano sul campo della gestione delle classi multietniche, delle
difficoltà e disturbi di apprendimento totalmente a carico degli insegnanti di classe, dell’integrazione scolastica degli studenti con disabilità, delle nuove tecnologie, delle funzioni di supplenza educativa nei confronti di ragazzi, sempre più numerosi, provenienti da famiglie in crisi o socialmente svantaggiate, nella gestione del bullismo o della violenza minorile presenti anche nelle scuole della nostra regione.

Possiamo garantire ai genitori dei nostri alunni – a quegli stessi che pretendono, giustamente, che i propri figli ricevano adeguata e significativa attenzione da docenti preparati e motivati –  che insegnare a trecento studenti (è questo che comporterebbe in molti casi l’aumento delle ore di cattedra) sia compatibile con la giusta istanza di considerare i loro figli degli individui e non dei numeri?

Considerate possibile che gli insegnanti, in queste condizioni, riescano a creare ambienti di apprendimento diversificati, individualizzati, efficaci, coerenti? E ritenete sia possibile per noi esercitare nei confronti di trecento adolescenti un processo di valutazione pertinente e trasparente (uno dei diritti fondamentali dei nostri alunni)?

Nonostante l’annuncio ufficiale del Ministro del ritiro dell’art.3 della Legge di Stabilità sull’orario dei docenti, vista la leggerezza con la quale si è cercato di stralciare un articolo del CCNL senza nemmeno prendere in considerazione la consultazione delle parti sociali, finalmente, dopo decenni di lavoro silenzioso e malpagato,

chiediamo, forte e chiaro, che ci venga riconosciuto formalmente, ufficialmente e in modo trasparente, tutto il tempo nascosto che dobbiamo dedicare all’esercizio di qualità della nostra professione.

Dichiariamo che non è più possibile accettare di svolgerlo gratuitamente, senza la conseguente retribuzione, riconosciuta a tutti i colleghi europei, nei paesi realmente civili.

Non chiediamo privilegi, ma solo condizioni di lavoro efficaci e serene.

Desideriamo caldamente che si sappia che siamo noi per primi a chiedere che ci vengano riconosciute non  24 ma 36 ore settimanali, che poi sono quelle che effettivamente svolgiamo.

Chiediamo in particolare, ai nostri rappresentanti politici, di volerci sostenere presso il Governo e soprattutto presso l’opinione pubblica,  a mezzo stampa sui quotidiani locali e nazionali e sugli altri media, anche  in conseguenza al fatto di cui sono sicuramente a conoscenza, ossia che la nostra regione, il Friuli-Venezia Giulia,    risulta tra le migliori per livello d’istruzione in base alle rilevazioni OCSE Pisa non solo in Italia ma alla pari delle migliori in Europa.

Per Vostra documentazione alleghiamo l’articolo in cui si parla della ricerca commissionata dalla Provincia Autonoma di Bolzano nel 2005 e un bel documento, molto attuale, datato 1911 a firma Luigi Einaudi.

 

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: