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I TEST INVALSI IN FRIULI

25 maggio 2013

In un articolo pubblicato da “Il quotidiano FVG” di ieri l’ex preside Pasquale D’Avolio interviene a sostegno dei test INVALSI. Volentieri pubblichiamo la lettera di risposta di un insegnante udinese.

D’Avolio nell’articolo del 24 maggio dal titolo “A cosa servono i test Invalsi?” propone ai lettori de Il Quotidiano la seguente tesi: dietro le critiche ai test ci sono in realtà, da parte dei docenti che vi si oppongono, “ragioni più o meno nobili” come: la “paura di venire giudicati”, “il surplus di impegno non retribuito” o la “idiosincrasia per la valutazione esterna”. Più in generale, l’opposizione ai test INVALSI è frutto di “una arretratezza tutta italiana”. Il nostro autore è invece un sostenitore delle “prove oggettive” (del tipo OCSE-PISA) per la valutazione di studenti e sistemi scolastici; prove che, afferma, “nessuno osa contestare a livello internazionale”.

In realtà, esistono numerose ed autorevoli critiche ai test OCSE-PISA, soprattutto a livello internazionale. Eclatante è stato ad esempio il “caso Finlandia”, sintetizzato e discusso in un breve saggio dal docente universitario Giorgio Israel. (I lettori potranno leggere il saggio on line visitando l’indirizzo http://online.scuola.zanichelli.it/israel/files/2010/12/Matdid3.pdf ). Scrive Israel che nel 2006 più di duecento professori e ricercatori hanno sottoscritto un appello ove si affermava che “le classifiche Pisa dicono soltanto una verità parziale circa le abilità matematiche dei bambini finlandesi”, mentre, di fatto, “le conoscenze matematiche dei nuovi studenti hanno subito un declino drammatico”. Secondo i duecento firmatari dell’appello, questa contraddizione è dovuta al fatto che PISA stima soprattutto la matematica di “tutti i giorni” (la cosiddetta “matematica del cittadino”): semplici calcoli numerici o l’interpretazione di grafici statistici, ma quasi mai la capacità di calcolare le frazioni, fare dimostrazioni geometriche, manipolare espressioni algebriche ecc. É valutata prevalentemente la capacità di problem solving di tipo quasi enigmistico, senza però considerare quanto la matematica sia anche astrazione, sfida, ragionamento complesso, pensiero critico … Dietro l’apparente “oggettività” o “neutralità” dei test vi è, in fin dei conti, una visione ideologica che considera lo studente non il futuro cittadino – che sa, ragiona, discute e critica, – ma il futuro consumatore che deve semplicemente saper “far di conto” nelle attività pratiche di tutti i giorni.

I “nostri” test INVALSI appartengono di fatto alla grande famiglia OCSE-PISA. Anche questi, come abbiamo finora cercato di argomentare, sono inutili e dannosi: non valutano bene e non diffondono conoscenza. Qual è l’alternativa alla valutazione quantitativa basata su test? A costo di apparire “arretrato” agli occhi dei sostenitori del nuovo ad ogni costo, penso che i tanti metodi di valutazione utilizzati sino ad ora nelle nostre classi (come i temi di Italiano, le interrogazioni, le esercitazioni in classe o nei laboratori, le dimostrazioni geometriche …), magari adattati alle nuove tecnologie informatiche, permettano davvero di mettere in gioco l’intelligenza, la capacità di astrazione, il ragionamento critico degli studenti e quindi di creare e trasferire vera conoscenza durante il processo di valutazione, senza l’uso di test a crocette.

Antonio Sortino

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