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Contro la DEFORMA RENZI

18 luglio 2014

TORINO – “MANIFESTO DEI 500” LANCIA APPELLO ALLA MOBILITAZIONE UNITA PER IL RITIRO DEI PROVVEDIMENTI REAZIONARI SULLA SCUOLA ANNUNCIATI DAL GOVERNO RENZI

In pieno luglio, da Roma a Milano, da Torino a Napoli, da Genova a Cosenza, gli insegnanti, le associazioni, i comitati convocano in tutta urgenza assemblee, riunioni, prime manifestazioni, mentre le dichiarazioni sindacali si moltiplicano di fronte all’annuncio dell’imminente uscita di un disegno di legge delega da parte del governo Renzi.
Mai un governo era riuscito a scatenare questa reazione in piene vacanze!
Riuniti oggi a Torino in 50 insegnanti di 22 Istituti affermiamo chiaramente: questa reazione è assolutamente giusta e necessaria perché, dopo quindici anni di colpi tremendi, l’attacco che i media hanno annunciato va ora al cuore della scuola perché mira a distruggere l’essenza della professione insegnante e il contratto nazionale che la regola.

Nel momento in cui ci siamo riuniti, il testo del disegno di legge non è ancora stato presentato, ma i media sono stati molto chiari sulle intenzioni del governo, riportando le frasi scandalose dei suoi rappresentanti: “La scuolanon sarà più un ammortizzatore sociale”, “Il lavoro dei supplenti è ininfluente sull’apprendimento dei ragazzi”. Dopo la demagogia del “mettere al centro la scuola”, il vero volto del governo Renzi sembra venire in luce. Appoggiandosi sui pettegolezzi più vuoti e falsi esistenti per colpire gli insegnanti, si attaccano in realtà anche gli alunni e tutta la società:

– aumentare le ore di insegnamento vuol dire colpire al cuore la qualità dell’insegnamento, che va ben oltre la lezione frontale, richiede studio, confronto, correzioni dei lavori… D’altra parte, ciò porterebbe ad aumentare il numero di classi sulle quali si interviene (anche 10-­‐12 ad insegnante) e quindi di alunni (anche 300 in totale per insegnante), aprendo le porte ad un abbassamento della qualità dell’insegnamento mai visto. Infine, nella scuola primaria, l’aumento delle ore rappresenterebbe il colpo finale al Tempo Pieno, dopo gli attacchi di questi anni;

– sopprimere le supplenze vuol dire abbandonare le classi a ore e ore di inattività e caos, caricando su docenti già impegnati con le proprie classi un lavoro extra senza alcuna funzione didattica che invece i supplenti svolgono a pieno impegno;

– dare a pochi insegnanti un salario-­premio è oggi qualcosa di scandaloso: prima di tutto perché rimette in causa il principio base della scuola pubblica e della cultura, la libertà d’insegnamento; poi perché è letteralmente offensivo di una categoria che è da cinque anni senza contratto e lavora spesso per volontariato; infine, ciò apre la strada al dilagare dei clientelismi e a tutte le forzature pedagogiche e politiche che già si sono affacciate nelle scuole, distruggendo la cooperazione e il confronto, base del progresso della scuola e della cultura;

– aprire le scuole fino alle 22 vuol dire farle diventare un mercato, con gestioni private, costi per le famiglie, disarticolazione del sistema. Sarebbe la fine della scuola;

– sostituire con una legge l’asse portante del contratto nazionale rappresenterebbe quel colpo mortale che Renzi-­‐Alfano cercano per ogni settore, proprio come Berlusconi prima di loro;

– eliminare un anno di scuola superiore vuol dire abbassare il livello culturale in modo gravissimo e portare a termine l’attacco ai diplomi con valore legale che i governi precedenti non sono ancora riusciti a distruggere;

– intanto si apprende che a fronte di un aumento di alunni inscritti il governo ha tagliato 1.300
posti, mentre è stato presentato un disegno di legge che di fatto liquida la scuola dell’infanzia statale (L. 1260/2014).

La nostra assemblea è stata concorde su un punto: siamo di fronte ad una svolta centrale e pertanto sarebbe assurdo discutere di questo o quell’ “aggiustamento”. Questo piano va ritirato integralmente. Tutto si concentra su un punto: è possibile fermare il governo?

Sì, ma è necessario essere chiari, far tesoro di ciò che è successo in questi anni e trarne tutte le conclusioni logiche.

Ø Nell’autunno del 2012, la convocazione immediata e unita di tutti i sindacati di uno sciopero generale, con la parola d’ordine chiara del “ritiro” del progetto del ministro di portare a 24 le ore di docenza, costrinse il governo Monti a ritirare quel disegno micidiale prima ancora che lo sciopero unito venisse realizzato, per il timore dell’adesione di massa che si annunciava.

Ø Al contrario, nel 2008, il ritardo della proclamazione dello sciopero unitario, la non chiarezza della richiesta del “ritiro” della “riforma” Gelmini e infine la divisione sindacale successiva al 30 ottobre portarono al passaggio quasi integrale di quella legge che soppresse 130.000 posti di lavoro, con un danno enorme non solo alla scuola, ma all’intero Paese.

La conclusione è semplice e lapalissiana: non è lo sciopero che è “inutile” o “superato”, come vogliono farci credere Renzi e i suoi amici, ma la divisione e la non chiarezza di parole d’ordine che è dannosa!

Noi lanciamo dunque il nostro appello:

– a tutti i sindacati: se gli attacchi annunciati dai media saranno confermati, l’unica risposta che potrà difendere la scuola pubblica, la professione docente, i diritti degli alunni, il contratto nazionale, è quella dell’unità immediata per il ritiro di questo disegno di legge, con la proclamazione e l’organizzazione dello sciopero generale. Se i provvedimenti annunciati fossero confermati, nessuno potrebbe permettersi scioperi divisi, per sigle, per territori, di qualche ora…, né di “trattare” con il governo su qualche punto;

– a tutti gli insegnanti, le RSU, le scuole: a settembre, al rientro, organizziamo subito le assemblee sindacali nelle nostre scuole e votiamo mozioni per lo sciopero generale unito,
per il ritiro del disegno di legge;

– alle associazioni, ai gruppi, ai comitati di tutto il Paese: la grande rete che avevamo costruito dal 2000 in poi va ripresa e allargata per costruire un’Assemblea nazionale dei delegati delle scuole che possa aiutare la costruzione dello sciopero unito e tutta la mobilitazione. E’ dunque urgente una prima assemblea nazionale. Alla demagogia del governo è facilissimo rispondere; noi sappiamo ciò di cui la scuola ha bisogno: restituzione dei posti soppressi dal 2008, del vero Tempo Pieno, delle ore eliminate, dei Programmi Nazionali; stanziamento di tutti i fondi necessari per il rinnovo degli strumenti didattici, per l’aggiornamento, per il MOF…; rinnovo contrattuale con aumenti in grado di restituire a tutto il personale il potere d’acquisto perso; immissione in ruolo di tutti i precari. Chi parla di “mettere al centro la scuola” o di “proposte” e non fa questo è nei fatti in perfetta continuità con i peggiori governi di questi anni; come è stato detto nella nostra assemblea, “le condizioni di lavoro determinano la qualità della scuola e distruggerle come hanno fatto i governi precedenti vuol dire distruggere questa intera conquista sociale”.

Nell’impegnarci ad analizzare e commentare in modo oggettivo il disegno di legge, se e quando
uscirà, diamo appuntamento a Torino, il 1° settembre, alle ore 18 (luogo da definire), per una nuova assemblea alla quale invitiamo fin d’ora tutti gli insegnanti, per partire dalla situazione che si creerà e organizzare la mobilitazione.

Diffondete questo appello, prepariamoci! Seguite sul nostro sito l’evoluzione della situazione Appuntamento per tutti all’assemblea del 1° settembre!

[PER SCARICARE L’APPELLO IN FORMATO PDF CLICCARE SUL LINK SOTTOSTANTE:
http://manifesto500.altervista.org/wp-content/uploads/2014/07/appello-a-tutti-gli-insegnati.pdf ]

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