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UNO STRANO CONCETTO DI LAICITA’…

18 febbraio 2015

La circolare emanata nei giorni scorsi da un dirigente di un Istituto di istruzione secondaria della Bassa friulana, pensata e resa pubblica per vietare alle ragazze musulmane di portare il velo in classe, ha suscitato un vespaio di polemiche; la stragrande maggioranza di quanti sono intervenuti ha avanzato un’infinità di obiezioni a un provvedimento tanto rozzo quanto demagogico: argomenti tanto grossolani non potevano che suscitare indignazione!
Personalmente, sono stato colpito in modo particolare da un’argomentazione, che merita di essere citata per intero: “Allo stesso modo non sarà accettata da parte di nessuno, essendo la scuola italiana laica ed indifferente al credo professato dagli allievi e dalle loro famiglie, l’ostentazione e l’esibizione, specialmente se imposta, dei segni esteriori della propria confessione religiosa, anche perchè essa, in fin dei conti , può essere colta come una provocazione, e suscitare reazioni di ostracismo, disprezzo o rifiuto”.
Non so se a tutti sia chiaro il presupposto su cui queste frasi sono fondate: il dirigente appare convinto che il “disprezzo” nutrito nei confronti delle ragazze arabe si possa spiegare, in ultima analisi, con i loro comportamenti.
Esibiscono? Ostentano? In questo modo si attirano il disprezzo. In definitiva, sono responsabili delle discriminazioni che subiscono. Hanno, però, un modo per evitare di essere rifiutate: possono occultare le proprie convinzioni. Possono nascondersi (come, d’altro canto, farebbero bene a fare – in ragione di questa logica – le ragazze che, con altri tipi di abbigliamento “sconveniente”, suscitano inevitabilmente le attenzioni moleste degli stupratori…).
Questa è la conclusione cui si arriva seguendo tale percorso argomentativo, e non è un caso che la circolare serva proprio a ciò: a costringere le musulmane della scuola a lasciare le loro idee, i loro valori fuori dall’aula in cui entrano ogni mattina, in modo da non provocare reazioni inconsulte. E tutto questo – il paradosso è sconcertante – in nome della laicità!
Nella circolare in questione la laicità viene ridotta a un paravento nobile per nascondere un provvedimento odioso che non produce altro che discriminazione. Non si trascuri, tra l’altro, che coloro che vengono messe nel mirino dal provvedimento in questione sono ragazze: ragazze ridotte a oggetto di decisioni prese sulla loro testa, negate nella loro possibilità di disporre di un’autonomia (intesa come facoltà di autodeterminarsi) di cui non sono ritenute capaci. Il velo dev’essere stato loro imposto da padri o fratelli, si sostiene, ed è bene che a toglierglielo siano altri uomini, vogliosi evidentemente di proporsi come tutori autorevoli di “bambine” sprovvedute, perché incapaci di intendere e di volere.
Di questa presunta laicità imposta tramite proibizioni, di quest’“opera di educazione” che procede dall’alto e che non riesce a produrre altro che divieti roboanti e anacronistici, non sappiamo che farcene. Ed è per questa ragione che, in queste ore, in tanti e tante abbiamo deciso di prendere la parola, sentendoci – di fronte a una circolare tanto arrogante – vicini alle ragazze messe nel mirino dal dirigente di Cervignano. Sarebbe tanto assurdo pensare a un modo per andare a manifestare questa nostra vicinanza proprio davanti alla scuola in questione?

Gabriele Donato

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