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25 aprile 2015 Difendiamo la scuola pubblica la scuola della Costituzione

22 aprile 2015

Cari cittadini e cittadine,
festeggiamo in questi giorni il 70° anniversario della Liberazione, l’uscita dell’Italia dagli orrori della guerra e dell’occupazione nazifascista; ricordiamo la fine di una lunga dittatura in cui era stato negato in Italia ogni spazio di libertà, di diritto, di giustizia sociale.

La Costituzione della Repubblica italiana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, scritta da uomini e donne che avevano conosciuto le carceri, le persecuzioni, il confino fascista, affidò allo stato il compito di ricostruire il sistema dell’istruzione nel nostro paese, finanziandolo con risorse pubbliche. Nelle nuove scuole sarebbe stato garantito a tutti il diritto allo studio, sarebbe stata tutelata la libertà d’insegnamento, favorita la ricerca scientifica e la circolazione delle idee, dopo un ventennio contrassegnato dalla censura, dal conformismo, dalla persecuzione di ogni dissidenza intellettuale e culturale.

Forte di questo mandato costituzionale, lo stato italiano, pur con ritardi e inadeguatezze, ha cercato nel tempo di onorare tale compito, aprendosi, negli anni Settanta, a una importante stagione di riforme in cui furono ampliati gli spazi di democrazia e di partecipazione, introducendo nelle scuole gli Organi Collegiali, in cui insegnanti, genitori, studenti potessero dialogare e confrontarsi.

Questa scuola democratica rischia oggi di scomparire se verrà approvato dal Parlamento il disegno di legge che il Governo Renzi ha elaborato

L’attuale esecutivo intende infatti azzerare gli spazi di partecipazione all’interno delle scuole ridimensionando gli Organi Collegiali e assegnando ai Dirigenti Scolastici pieni e straordinari poteri. Alla scuola della partecipazione e della cooperazione si sostituirà una scuola guidata da Dirigenti “manager” simili a capi d’azienda, che potranno prendere decisioni godendo di ampissimi margini di discrezionalità.

A questa nuova scuola lo stato non intende assegnare risorse aggiuntive e ciò collocherà l’Italia negli ultimi posti nelle graduatorie europee per percentuali di PIL investite nel sistema dell’istruzione pubblica.

I Dirigenti potranno “scegliere” e nominare con contratti triennali gli insegnanti dei propri istituti, attingendo da albi territoriali, fuori da ogni regola generale condivisa. Potranno anche decidere di premiare alcuni docenti con gratificazioni in denaro, agendo con massima libertà, creando in tal modo rapporti conflittuali e concorrenziali tra gli insegnanti stessi.

I Dirigenti Scolastici dovranno impegnarsi nella ricerca di finanziatori esterni, dovranno ricorrere ai privati, i quali, grazie alle donazioni effettuate, potranno ottenere delle agevolazioni fiscali e portare all’interno delle scuole i propri interessi, le proprie opzioni culturali, i propri orientamenti.

Questi poteri straordinari conferiti ai capi d’istituto produrranno all’interno delle scuole un clima autoritario e metteranno a rischio la libertà d’insegnamento.

Le scuole si differenzieranno sempre di più, vista la possibilità data ai contribuenti italiani di versare il 5 per mille delle imposte ai singoli istituti che si trasformeranno, di fatto, in “fondazioni autonome”. Il sistema scolastico italiano perderà la sua unitarietà e si avranno così scuole ricche e povere, scuole di qualità e scuole di basso livello, contraddicendo il mandato costituzionale che intende garantire a tutti gli studenti e le studentesse pari condizioni nell’accesso all’istruzione pubblica.

Nonostante la Corte di Giustizia Europea abbia condannato l’Italia per abuso del lavoro precario nella scuola, il Governo è disposto ad assumere solo una parte degli insegnanti precari, escludendo tutti i docenti, con più di 36 mesi di servizio, anche se abilitati e formati. Vergognosamente, nel disegno di legge non si dice nulla del personale ausiliario, tecnico, amministrativo in termini di stabilizzazioni.

Noi respingiamo questo progetto governativo e sosteniamo la Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica (LIP), una Legge nata grazie al lavoro di centinaia di insegnanti, studenti e genitori, che ha raccolto nel 2006 più di centomila firme, ed è attualmente depositata sia al Senato che alla Camera, in attesa di essere discussa.

Rigorosamente basata sui principi della Costituzione italiana, la Lip propone un modello di scuola democratica, laica, inclusiva e pluralista; propone di investire nel sistema scolastico il 6% del PIL nazionale, in linea con quanto fanno in media gli altri paesi dell’Unione Europea; prevede l’obbligo scolastico dai 5 ai 18 anni e non più di 22 alunni per classe, numero che deve diminuire in presenza di portatori di handicap.

Alla riforma autoritaria e antidemocratica del Governo Renzi
opponiamo
la difesa della scuola pubblica, la scuola disegnata dalla Costituzione

Sosterremo nei prossimi giorni tutte le iniziative di protesta decise dalle diverse Organizzazioni Sindacali, promosse da comitati, movimenti degli studenti, associazioni dei genitori e dei cittadini per tutelare la nostra scuola

una scuola “bene comune”

Insegnati, genitori, studenti
del
Comitato udinese “Adotta la LIP”

Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica
(www.lipscuola.it)

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